Nosse Baenghe

17 aprile 2009

Non è remoto il tempo in cui i riti di passaggio venivano siglati con feste musicali allietate da piccoli gruppi che suonavano strumenti popolari come la fisarmonica, il tamburo della banda di paese, un clarinetto. Il violoncello, almeno in Europa, non era poi così diffuso, aveva assunto
carettistiche da strumento colto. Nell’ Europa dell’est invece era ancora considerato uno strumento di uso abbastanza comune, ricoprendo la parte di basso, avendo il vantaggio di essere più agevolmente trasportato dal suonatore. Matrimoni festeggiati sulle aie delle case di
campagna, anniversari siglati da qualche amico musicista, comunioni, battesimi, altri appuntamenti che legavano i singoli alla propria comunità cambiano dinamica e svolgimento. Non più oggi, o almeno molto raramente. E ancora più in là, andando verso est, ecco l’incontro con la musica degli Shtetl, dei ghetti e la medesima remeniscenza, come se tutto ciò
fosse legato da qualcosa che va oltre agli stilemi musicali, o alla lingua. Il klezmer, la musica dei gitani e le danze balcaniche sono unite da un filo sericeo e legati assieme dalla sensazione di riconoscere in quelle note l’ orgoglio di chi le suonava e di chi se ne beava, la caparbietà di
una sintassi antica, di una grammatica delle memoria inossidabile e invincibile.
VALERIA CONTE: CLARINETTO
VERONICA CANALE: FISARMONICA
GUIDO RIGATTI: VIOLONCELLO-CHITARRA-VOCE
STEFANO VANZIN: BATTERIA-PERCUSSIONI

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