LOVESPOON ORE 21,00

13 aprile 2012

l nome LOVESPOON deriva da un'antica tradizione gallese, era infatti un cucchiaio di legno decorato e intagliato a mano che il fidanzato regalava alla sua amata come pegno di amore e affetto. L'intagliatore doveva essere molto abile perchè il cucchiaio doveva derivare da un singolo pezzo di legno, e questo è proprio quello che fà la band metaforicamente parlando nella composizione della canzone.
I Lovespoon sono un quartetto, proveniente da Ravenna, nato nel dicembre del 2009 dall'incontro fra le due chitarre e voce Giovanni Sgarbi e Matteo Lamargese, ai quali si uniscono Nicola Medri al basso e Luca Donigaglia alla batteria.

LOVESPOON, VIAGGIO IN ITALIA?
di Katia RichardHelli *

Scriveva Mario Rigoni Stern, nel suo Sergente nella Neve, che l'Armata Italiana in Russia fu allestita così in fretta e furia che, al di là dei carrarmati di latta e dei fucili d'ordinanza di fine Ottocento, il massimo che il convento potè passare, ci si scordò di equipaggiare i nostri valorosi di mimetiche bianche; e così, si andò a combattere in grigioverde sulle steppe immacolate di neve. Bersagli privilegiati per il nemico bolscevico, tragicomica barzelletta per l'alleato teutonico. Quando si trattò poi di affrontare il ritorno a casa, a piedi e in fila indiana a meno quarantacinque, e gli invincibili panzer tedeschi, perduta la battaglia contro la forza degli elementi làddove avevano fatto furore in campo, venivano abbandonati sul ciglio, quale fu l'unico mezzo di trasporto in grado di garantire la salvezza a coloro che ce la fecero? Il mulo, il mulo degli alpini, l'amico fedele di una vita, e fino a quel momento, improbabile soluzione logistica per un conflitto che esigeva velocità d'azione, cioè innovazione tecnologica. Vorsprung durch technik.
Ma perchè devo stare qua a raccontarvi la ritirata di Russia, io che non c'ero neanche, quando mi avete chiesto di parlarvi dei Lovespoon da Ravenna; cioè quanto di meno epopeico ed evocativo della steppa e di Nikolajewka ci sia in giro? Perchè io questi qua li conosco da tempi non sospetti; e credetemi, ogni volta che sento i loro inconfondibili intrecci di chitarra so benissimo una cosa: e cioè che loro vorrebbero evocare lo spirito di Alex Chilton, o i demoni che da sempre vengono a tirare i piedi nel letto a Jeff Tweedy (e in un certo senso ci riescono). E invece no, a me ne succede un'altra: e cioè puff, per magia torna alla mente il mulo dell'alpino. Nel bene e nel male.
La storia del cucchiaio gallese, del pegno d'amore eccetera la sapete già, e potete trascriverla sul diario coi pennarelli colorati. Ma io so che i nostri valorosi amano definirsi anche dei cadecàz ("casa del cazzo", cioè "chissà dove?"); e questa espressione mi piace molto, perchè riassume l'arte italiana del salvare capra e cavoli, quando in realtà non vorremmo far altro che starcene a letto. Ma la vera tragedia di un italiano è l'essere condannato a trovare una soluzione creativa a ogni problema, e i Lovespoon sanno in questo essere profondamente italiani: innanzitutto nella scelta linguistica, cioè un improbabile inglese allo stesso tempo surrealista e maccheronico (no, vogliamo veramente parlare dei testi?). E oltre al vernacolo, Lovespoon è una Armata Brancaleone anche e soprattutto per assemblamento delle parti, per influenze culturali e genesi del processo creativo; dove mai può portare un approccio del tipo ecco vorrei un sound così e quindi ascoltati queste cose che ti ho fatto / ma tanto so che non te ne frega un cazzo come del resto non me ne frega un cazzo a me delle cose che mi propini tu / ma vaffanculo a chi ci ascolta siam due cuori e una capanna.
E invece il risultato finale resta miracolosamente in piedi nel suo unire Shins, Elliot Smith e insieme 13th Floor Elevators e sonorità Stax/Tamla Motown; sensazioni confermate dal live dolce e potente dei Lovespoon, senz'altro la dimensione a loro più congeniale. A proposito di commedia umana: non meno travagliata è la storia stessa del gruppo, uscito (più o meno) indenne da un anno e mezzo di disastri, riappacificazioni, peste e corna. Il disco che avete in mano è stato registrato in sei mesi, poi buttato alle ortiche e ri-registrato da capo in una settimana; gli strilli e i sussurri che udite vi parlano di morte e rinascita, di amore e sangue. Io ci sento tutta la fatica e l'infallibile speranza di un mulo di montagna che, una volta convinto a partire, vi accompagna fino a casa. Italiani brava ggente!

* scrittrice e giornalista . Ha scritto di cinema e musica per i Quaderni Piacentini,



Mi occupo di popular music – di rock indipendente in particolare – da molti anni, ma raramente mi è capitato di incontrare una band appassionata e brillante come Lovespoon, capace più per istinto che per freddo studio "tecnico" di utilizzare al meglio la "forma canzone". Può capitare a chiunque tra musicisti e addetti ai lavori di avvertire stanchezza e pessimismo, ma queste sensazioni negative svaniscono anche soltanto sapendo che in giro per il nostro bizzarro paese ci sono dei ragazzi così bravi, determinati ed entusiasti.

Giancarlo Susanna