Per trovarla basta percorrere la strada che unisce il Terraglio alla Noalese, attraversando Campocroce.

Mirabile esempio di archeologia industriale tardo-ottocentesca, la sua particolarissima sagoma si scorge a fianco della graziosa chiesa del paese, perfettamente conservata come se si trovasse tuttora in piena attività, con la lunga facciata porticata dello stabilimento bacologico e i due edifici che incorniciano i lati del giardino. Poco discosti si ergono gli edifici un tempo adibiti a filanda e l'armoniosa struttura della "gallettiera" sovrastate dalla slanciata ciminiera.

La costruzione dell'opificio ebbe inizio nel 1876 per volontà del Cav. Pietro Motta, allora ufficiale del Regio Esercito, abbandonò la vita militare per l'imprenditoria agro-industriale.
Per ottanta anni la sua famiglia, attraverso varie vicissitudini, mantenne viva e ne accrebbe la capacità produttiva finché, nel 1956, a causa della grave crisi che in quegli anni colpì il settore della seta, l'attività bacologica cessò definitivamente. La proprietà fu ceduta e gli edifici del grande stabilimento furono in gran parte adibiti ad altri usi, senza tuttavia subire, fortunatamente, le irrimediabili conseguenze del totale abbandono.

Nel 1989, dopo averne rilevato il pacchetto azionario, con lungimirante intuito imprenditoriale, ma soprattutto con un ammirevole gesto di affetto verso i vecchi mattoni, Mario Franco diede inizio insieme alla sua famiglia ad un coraggioso programma di recupero.

Pressoché terminato, il complesso oggi si propone come una delle più interessanti e meglio conservate testimonianze architettoniche della propria epoca, accogliendo all'interno dei suoi grandi spazi, in un'atmosfera carica di suggestioni, gli studi, i laboratori e gli atelier di svariate attività ricreative e professionali, la cui presenza concorre in modo decisivo a mantenere vivo lo spirito operoso di questa magnifica struttura.